Ti è mai capitato di dire (o di sentir dire):
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“Sono fatto così”, insieme a tutte le sue varianti, come io sono così, sarò sbagliato ma sono fatto in questo modo, è il mio carattere…
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Se l’hai detta o (sentita dire)… hai bisogno di leggere questo
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“Sono fatto così” è una frase che usiamo spesso nelle situazioni in cui il gioco si fa duro.
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Pensa ad una tua lite in coppia avuta in passato: ti sarà capitato di trovarti in una discussione emotivamente scomoda, di scarsa comprensione, e di chiuderti in te stesso pronunciando l’espressione “Lo sapevi che sono fatto così! Non ti sta più bene? Prendere o lasciare!”.
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Oppure avrai avuto modo di trovare un ostacolo troppo grande sul percorso per raggiungere un tuo obiettivo e di pensare “Non posso farci niente, sono così”, gettando la spugna e arrendendoti di fronte alla difficoltà.
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Ecco, quando dici di che sei fatto così, stai trovando una giustificazione per chiudere le porte al cambiamento, rifugiandoti nella sensazione di inadeguatezza.
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Stai piantando un paletto che limita le tue capacità e che suggerisce alla tua mente che è meglio battere in ritirata invece di metterti in discussione e affrontare le difficoltà.
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Ma perché ci diamo etichette?
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Ognuno di noi si dà etichette per evitare un dolore, una paura o uno sforzo.
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Sostanzialmente è autosabotaggio.
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È meglio giustificarsi con una scusa, è più semplice legittimare la propria paura o l’inazione con un “sono fatto così”.
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Tanto chiunque ha degli ambiti in cui non riesce, no!? E quindi anche io posso giocarmi questa carta…
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La libertà apparente è quella che ti permette di fregartene dei problemi.
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Se ti pesa il lavoro lo cambi, se ti pesa lo sport ti dichiari “sedentario”, se le relazioni ti mettono a disagio ti convincerai che sei timido.
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E quindi sei libero di non affrontare il problema, perché tanto lo stai evitando.
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Quando insegui la libertà apparente, qualunque sia l’ambito in cui non ti senti a tuo agio,** la soluzione è lasciar perdere.**
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Pensa un attimo: tu sei il capitano della tua barca.
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Decidi di andare da A a B, ma mentre navighi vedi davanti a te una burrasca in arrivo.
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Cosa è libertà, tornare indietro (eviti la burrasca ma non arrivi a destinazione) oppure avere i mezzi e le capacità per affrontarla serenamente (ovvero raggiungere la destinazione indipendentemente dalla burrasca)?
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L’assenza di burrasca non ti rende libero da essa. Sia perché, se sei marinaio, prima o poi la ritroverai davanti.
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Sia perché la burrasca devia il tuo percorso, e non ti fa raggiungere i tuoi obiettivi, perché se non sai gestirla sarai obbligato a ripiegare. È la tua capacità di navigarla a renderti libero.
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Quando saprai navigare in qualunque condizione di mare e vento, allora sarai davvero libero di andare dove e quando vuoi, perché solo a quel punto sarà del tutto indifferente che ci sia burrasca oppure no.
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Questa è la vera libertà.
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Quando asserisci “sono fatto così” stai annullando la tua libertà di essere come desideri.
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Vuoi continuare ad essere schiava di te stessa, o vuoi davvero essere libera di essere te stessa?
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Io tanti anni fa ho deciso che volevo essere libera di essere me stessa, con i miei pregi e i miei punti di miglioramento.
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Ed è quello che aiuto a ottenere ai miei clienti durante il percorso “Scegli di Essere Libera di Essere Te Stessa”
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Puoi farlo anche te, iniziando ha mettere in atto le strategie che trovi qui:
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1. Dì la verità
Almeno a te stessa, dì la verità. Non giustificarti, non trovare escamotage, non darti definizioni limitanti.
Meglio invece dirti onestamente da cosa stai evadendo.
Cosa ti fa male, cosa non riesci a superare, qual è la tua burrasca e quale paura produce in te.
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Se può esserti utile, dedica 10 minuti al giorno a scrivere sul tuo diario quale etichetta ti sei data e quando, ed approfondisci ciò che stavi provando, quale emozione ti spinto a limitare la tua libertà.
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2. Sputtanati
Riconosciuta la tua etichetta, compreso da cosa stai scappando veramente, sei pronto per annunciare che hai intenzione di cambiare.
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Prendi una persona che ti vuole bene, da cui ti senti capita e che ci tiene a te.
Parlagli chiaramente.
Digli ciò che hai capito di te, e che hai intenzione di cambiare.
Promettigli che da questo momento non ti sentirà più dire “sono fatto così”, ma invece ti sentirà proattiva, orientata all’evoluzione.
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3. Riformula la tua “etichetta”
Prendi l’etichetta che ti sei dato (es. “Sono timida” o “Sono incostante”), trova l’intenzione positiva (da cosa ti vuoi preservare dicendoti così (es. “Sono timida” -> Voglio preservarmi dalla paura di fare brutta figura) e riformula l’etichetta (es. “Sono una persona riservata)
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4. Datti tempo per imparare ciò che stai evitando
A volte cerchiamo risultati troppo rapidamente, e quando tardano ad arrivare gettiamo la spugna, e ci affiggiamo un’etichetta giustificativa.
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Meglio invece avere pazienza. La pazienza di imparare, giorno per giorno, un poco alla volta.
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L’evoluzione richiede tempo, imparare a navigare richiede tempo.
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L’essere umano ha bisogno di libertà per esprimersi al meglio.
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Quando sai navigare sai raggiungere i luoghi che desideri.
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Quando invece devi scansare le burrasche, non è detto che tu raggiunga i tuoi obiettivi.
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Dove c’è libertà c’è vita. Dove la libertà manca, resta la sopravvivenza.
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Sta a te decidere se continuare a darti etichette, a dirti “io sono così”, **o se invece scegliere la via **della porta stretta, che costa investimento, ma poi porta molto frutto.
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Leggere questo post per intero è un ottimo inizio. Ora si tratta di andare a lavorare su ciò che hai imparato.
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E se da sola pensi di non farcela… ti aspetto nel mio gruppo FB per aiutarti a riformulare le tue etichette e tornare a essere libera di essere te stessa, per creare connessioni profonde con le persone giuste per te
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